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Clonazione: dai mammiferi ai primati, un passo in più verso l’uomo?

Si chiamano Zhong Zhong e Hua Hua, e sono gli unici primati clonati con la tecnica di Dolly, cioè il trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo «da copiare» in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. Finora ogni tentativo sulle scimmie era fallito perché i nuclei delle loro cellule differenziate contengono geni che impediscono lo sviluppo dell’embrione che però i ricercatori cinesi sono riusciti a riattivare con interruttori molecolari ad hoc. Le due scimmiette sono il risultato di un esperimento di clonazione portato a termine – con palese successo – su un primate non umano, ma a questo punto la domanda sorge spontanea: a quando gli esseri umani? Purtroppo il passaggio non è affatto scontato. Costi spropositati, risultati talvolta mediocri, discutibili vantaggi e inevitabili problemi etici potevano far credere che la ricerca sulla clonazione si stesse ormai esaurendo. Ma non è così. Dagli anni ’90, da quando nacque Dolly, gli scienziati non hanno mai smesso di clonare gli animali, riuscendoci con ben 25 specie. I ricercatori cinesi per riuscire a ottenere questo grande risultato dovevano superare l’ostacolo della riprogrammazione del materiale genetico del primate donatore, che impediva lo sviluppo di embrioni sani e vitali: per riuscirci hanno utilizzato, a differenza che in passato, il nucleo di cellule differenziate (fibroblasti) prelevate da un feto di macaco, avvalendosi dunque di un dna più “vergine”. Un lavoro elegante dal punto di vista tecnico, il cui successo è sotto gli occhi di tutti. Quindi ai ricercatori cinesi va il plauso della comunità scientifica. Ma, come commentano molti esperti, per raggiungere un simile traguardo, cioè la nascita di due cloni, sono serviti centinaia di tentativi. Quantomeno un’efficienza del processo abbastanza scarsa a fronte di uno sforzo (anche economico) ingente. Nonostante  Zhong Zhong e Hua Hua appaiano in perfetta salute al momento, spesso gli animali clonati non hanno una vita lunga e sana, e i dubbi del passato non sono svaniti. Allora perché continuare sulla strada della clonazione? I padri delle due scimmiette sostengono che il loro lavoro apra molte prospettive, per esempio clonare primati per la ricerca biomedica: animali dal profilo genetico noto e identico, ma modificabile con tecniche come crispr per creare modelli di malattia più affini all’essere umano. C’è chi però obietta che i primati clonati potranno anche essere ottimi per alcuni tipi di ricerche di laboratorio (come le indagini farmacologiche), ma potrebbero rivelarsi fin troppo standardizzati per costituire un buon modello della realtà. C’è inoltre un altro fattore da tenere in considerazione: diversi paesi, tra cui gli stati uniti e i membri dell’unione europea , stanno discutendo se abbandonare progressivamente la ricerca sui primati per motivi etici. Se i dubbi scientifici sono molti, le domande etiche non sono certo meno. Una su tutte: il prossimo passo sarà la clonazione umana? Secondo i maggiori esperti mondiali,  oggi non siamo più vicino alla clonazione umana di quanto lo fossimo venti anni fa. Anche se fosse eticamente ammissibile, i problemi tecnici sarebbero ancora moltissimi. L’applicazione delle tecniche di clonazione sugli esseri umani è teoricamente possibile (ci sono già stati esperimenti che hanno dato origine a qualche embrione umano, che non è stato impiantato e che comunque non sarebbe stato in grado di sopravvivere) ma improbabile.

Una risposta a “Clonazione: dai mammiferi ai primati, un passo in più verso l’uomo?”

  1. Non mi è chiaro se, poiché “diversi paesi, tra cui gli stati uniti” – nel senso di Stati Uniti? – “e i membri dell’unione europea” – come sopra – “stanno discutendo se abbandonare progressivamente la ricerca sui primati per motivi etici”, questo rientri tra “i dubbi scientifici” o tra “le domande etiche”. O meglio, io ritengo che rientri tra le seconde, ma seguendo il filo del discorso dell’articolo rientrerebbero nei primi. Chi sarebbero poi questi “esperti” che considerano la clonazione umana ugualmente improbabile anche dopo aver clonato due primati? In mancanza di una citazione più precisa, ho il dubbio – molto scientifico – che si tratti di esperti creazionisti, non evoluzionisti. Quindi esperti che si pongono al di fuori del perimetro della comunità scientifica.

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